• Diana Letizia

Alter Expo: il primo festival dedicato ai canili


Immaginate un canile. E ora dimenticate ciò che avete visto nella vostra testa. Non perché non sia reale collegare quella parola a un'immagine triste di uno dei tanti luoghi sparsi nel Belpaese: posti dove sono stipati in gabbia cani che abbaiano e languiscono in spazi limitati. Ma perché esistono in realtà già esempi diversi in cui il benessere degli animali è tutelato: esperienze concrete che hanno portato a risultati diversi, le cui fondamenta si basano sulla conoscenza della specie e il vero incontro con la nostra, nella piena considerazione che ogni "ospite" ha una sua storia personale, singolo individuo da considerare in quanto tale.


Il primo e il due giugno 2019, a Gallieria, in provincia di Bologna, si svolge "Alter Expo", il primo festival nazionale dedicato ai canili. Un evento unico, nello scenario di "Naturama", sede della Scuola Internazionale Uomo Animale (Siua). Un appuntamento che consente finalmente di fare il punto della situazione su uno dei temi di cui più si parla in ambientecinofilo ma del quale pochi hanno una chiara visuale. 

La due giorni di incontri, attività e stand nformativi è promossa da Roberto Marchesini (Direttore di Siua) e dagli istruttori cinofili Lorenzo Niccolini e Francesco Cerquetti ed è nata con l'intento di fare un punto della situazione proprio sulla realtà dei canili in Italia a 28 anni dalla promulgazione della legge 281/91, la legge quadro in materia di animali d’affezione e prevenzione del randagismo. La domanda a cui gli organizzatori e gli invitati proveranno a dare una risposta riguarda proprio gli obiettivi raggiunti e quali invece le criticità insolute.


La convention si articolerà in un programma di conferenze con oltre trenta relatori che porteranno esperienze provenienti da tutto il territorio nazionale e internazionale. Parallelamente, nell’area esterna di Naturama, si svolgeranno attività e laboratori dedicati a cani e umani, con singole attività rivolte anche ai bambini. 


«Alter Expo nasce dall’idea di creare per la prima volta in Italia un momento di confronto sulla realtà dei canili. E' anche e soprattutto un’opportunità per presentare progetti e lavori che funzionano, con l’intento di unire le forze e fare fronte comune per migliorare la condizione dei cani che, non per scelta loro, si ritrovano a dover passare spesso tutta la vita all’interno di un box - spiega Niccolini, responsabile anche del progetto Stray Dogs International di cui Il Secolo XIX ha pubblicato un reportage e un Web Doc - Saranno presenti più di 30 relatori da tutt’Italia e parteciperanno anche rappresentanti di Associazioni attive a livello internazionale. La scelta dei relatori è stata fatta con l’idea di iniziare ad aprire un dialogo su tematiche di certo non facili e che richiedono un approccio quantomeno propositivo. In ogni caso l’obiettivo è quello di riproporre l’evento nel tempo in modo da poter coinvolgere un numero sempre maggiore di realtà che operano in questo settore per confrontarsi. Oggi più che mai c’è bisogno di idee e proposte in un ambito in continua evoluzione come quello cinofilo che purtroppo, per quanto riguarda i Canili, è ancorato a delle legislazioni ancora lontane dall’idea di benessere e attenzione alle esigenze etologiche della specie».


«Parlare di Canili ci dovrebbe far riflettere principalmente sulle cause che portano i cani a finire in queste strutture ed è di fondamentale importanza andare a lavorare su quelle per ridurre nel tempo gli ingressi - aggiunge l'istruttore cinofilo - La prima cosa da valutare è la carente cultura che si ha sul cane. L’allevamento, la pratica della caccia, della pastorizia e le zoomafie sono tutti elementi che portano all’aumento esponenziale dei numeri e come diretta conseguenza spesso a cucciolate indesiderate, rinunce di proprietà e abbandoni. Il Canile rappresenta quindi la “soluzione” ad una serie di problemi che fanno parte del contesto sociale e del tempo in cui viviamo. Nell’idea di poter cambiare le cose ritengo sia importante approcciare a queste tematiche in modo sistemico, considerando tutte le variabili che le influenzano per poter intervenire con maggiori possibilità di successo.


Gli eventi da seguire: come sono stati scelti i relatori


Francesco Cerquetti, educatore cinofilo e operatore in interventi assistiti con animali, è da anni tra i gestori del Nuovo Rifugio di Amola, canile nella provincia di Bologna. Ha collaborato con diversi canili del nord Italia come educatore, rieducatore di cani con problemi di aggressività ed è referente per le adozioni. Così l'istruttore cinofilo racconta la genesi dell'organizzazione dell'evento: «Abbiamo cercato di creare un percorso tematico che affrontasse le diverse sfaccettature di un unico, ma estremamente variegato fenomeno. Ci sono singole realtà locali, al fine di dare un quadro esauriente della situazione nel nostro paese, ma ampio spazio lo abbiamo lasciato anche per realtà internazionali. Abbiamo previsto momenti di approfondimento legati a progetti particolari portati avanti in alcune strutture per capire quali sono stati gli obbiettivi raggiunti e le criticità riscontrate. Solo per fare alcuni esempi, ci saranno rappresentanti delle grandi associazioni che operano sul territorio nazionale, quali ENPA, LAV, Lega del Cane. Si tratteranno temi quali la movimentazione dei cani e le linee guida nazionali per il trasporto, le attività assistite da animali in canile, le adozioni e le strategie per implementarle. Affronteremo il tema degli studi sul comportamento e l'importanza della creazione, all'interno di un canile, di uno spazio dedicato agli ospiti più anziani e bisognosi di cure (quelli che spesso hanno minori possibilità di adozione). Verranno relatori che operano in realtà estere: dalla Spagna, dall'Inghilterra, dall'est Europa, dal Marocco e ci sarà la testimonianza diretta di Davde Acito che opera in Cina, dove il consumo di carne di cane è ancora una realtà. Vi saranno infine anche realtà particolari del nostro territorio come quelle calabresi e siciliane in cui si stanno sperimentando strategie innovative di gestione del fenomeno randagismo come le reimmissioni sul territorio e la creazione di vere e proprie oasi canine». 


Lo scenario: i canili e il randagismo. Qual è la situazione in Italia?


«Il quadro italiano in merito ai canili e al randagismo si presenta molto variegato e frastagliato. In particolar modo vi sono vistose differenze tra i nord del paese e il centro sud. La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che, ad opera di privati o associazioni, si è creata negli ultimi anni una ingente movimentazione di cani dal sud al nord. Tanto che ormai quasi tutti i canili del nord Italia debbono confrontarsi anche con una popolazione stabile di cani provenienti da altre regioni, fuggiti durante il trasferimento o non più voluti dalle famiglie adottanti», spiega Cerquetti.

Un panorama in cui, dunque, anche il ruolo dei canili sta andando ultimamente a modificarsi. «Queste strutture stanno sempre più diventando luoghi deputati a fare cultura e informazione verso la cittadinanza in merito all'adozione responsabile e consapevole di un cane - sottolinea l'educatore cinofilo - Inoltre, nelle strutture più virtuose si inizia a dare importanza alla presenza di protocolli educativi e rieducativi volti a migliorare gli indici di adottabilità dei soggetti presenti e dunque a favorire l'adozione anche di quei cani entrati a seguito di problematiche gestionali e comportamentali».


Che cosa prevede la legge in Italia? Come si è arrivati ai canili nel nostro paese?


In vent'anni un paese cambia. Le abitudini si trasformano nella società e le leggi, gioco forza, non fotografano più la realtà esistente. Succede per quelle che regolano i rapporti tra esseri umani, ancora di più per normative che riguardano gli animali e il tipo di sensibilità e approccio che le persone hanno nei loro confronti con il passare del tempo.

«Il nostro quadro normativo non attribuisce al canile l'importanza culturale che dovrebbe avere - spiega Francesco Cerquetti - per svolgere la sua importante funzione di istituzione pubblica. In estrema sintesi la normativa italiana in merito al randagismo ruota attorno a due leggi nazionali che sono poi state integrate da tutta una serie di attuative demandate alle singole regioni. Per rimanere su un piano nazionale le leggi di riferimento sono il D.P.R. 320 del 1954 (regolamento di polizia veterinaria) e la Legge 281 del 1991 (che andava a modificare e parzialmente abrogare la precedente). Il D.P.R. 320 ha come scopo quello di identificare e assoggettare a provvedimenti sanitari tutte le malattie infettive e diffusive degli animali e, in particolare per i cani, la rabbia. La metodologia d'azione individuata da questa legge fu quella di eliminare completamente dal territorio, attraverso una loro uccisione sistematica, tutti i cani randagi e sottoporre ad identificazione quelli di proprietà. Tale legge inaugurò dunque quella che viene comunemente definita “lotta al randagismo”. A tal fine venivano per la prima volta istituiti i canili come strutture deputate al ricevimento dei cani reperiti sul territorio e alla successiva soppressione, mediante eutanasia, di quelli non reclamati da un proprietario».


Ma l'Italia è sempre stato un paese a "due velocità" e anche il destino dei cani è finito tra le maglie delle differenze tra Nord e Sud del Paese.L'applicazione rigorosa di quel diktat normativo che prevedeva lo sterminio dei cani liberi dal territorio, nelle regioni del nord Italia ha portato alla completa eliminazione del fenomeno del randagismo, mentre nelle regioni del centro sud ciò non è avvenuto o è avvenuto solo in parte.


«A partire dal 1991 anche grazie alle battaglie delle associazioni animaliste, oltre che ad un cambiamento nella sensibilità comune, alcuni articoli furono abrogati con l'applicazione della "281". Tale legge vietava la soppressione dei cani ritrovati vaganti e andava a modificare sostanzialmente il ruolo dei canili: da centri deputati alla soppressione si trasformavano in centri di detenzione», conclude l'istruttore cinofilo.


Come potrebbe essere un canile: la visione del "parco"


«E' utopistico pensare che i canili non esistano più, significherebbe un mondo in cui non vi sono abbandoni e rinunce. Ci saranno sempre situazioni che richiedono un presidio che possa ospitare anche temporaneamente un cane». Roberto Marchesini è un etologo considerato uno degli esponenti più importanti nel mondo della zooantropologia, disciplina che studia la relazione tra l’essere umano e gli animali da una prospettiva non antropocentrica. Le sue ricerche sui cani hanno rivoluzionato il modo di concepire il rapporto con gli uomini.

«E' più di vent'anni che mi sto battendo perché il canile tradizionale possa essere concepito sull'attenzione verso la relazione e il recupero comportamentale. Ogni canile dovrebbe avere come obiettivo prevalente il mettere a punto dei servizi che da una parte migliorino l'adottabilità del cane e dall'altra favoriscano i momenti di incontro con la cittadinanza e le attività volte a promuovere e a sostenere le adozioni».

Marchesini ha proposto già una idea che ha definito "Parco canile": «Il termine aiuta per indicare un nuovo modello sia strutturale che gestionale, che vede la riqualificazione in senso naturalistico del canile, con parchetti alberati per fare attività di socializzazione e una cura di tutto il complesso in cui si eviti l'uso massivo del cemento come avviene ancora oggi. Se il canile è un parco è completamente diversa la sensazione che trasmette e l'immagine stessa che offre. Ma non è che si deve solo arricchire di verde il canile tradizionale: bisogna ridisegnare sia in senso strutturale che gestionale il modello stesso. Iniziare a superare la visione modulare, ad esempio fatta di box uno dietro l'altro con corridoio centrale, che non facilita il benessere dei cani, anzi lo peggiora. La mia proposta resta quella di suddividere il canile in padiglioni separati tra loro da spazi verdi, corredati di parchetti per fare attività e uniti tra loro da viottoli e da un punto di vista gestionale ci vogliono dei volontari e delle corrette figure professionali che abbiano tutti le competenze giuste».

«Il nostro evento - conclude il professore - ha come obiettivo di discutere proprio questi argomenti partendo dalle molteplici esperienze che ci sono in Italia e all'estero, per vedere se è possibile cambiare in meglio la situazione. Sono consapevole che le risorse pubbliche sono sempre meno, ma proprio per questo occorre usare bene i soldi a disposizione e non dilapidarli per tenere reclusi per anni dei cani dentro una prigione».

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©2019 Cani&Umani di Diana Letizia e Zeina Ayache