• Diana Letizia

"Clebs": in 18 minuti scorre l'eterno dolore dei cani privati della libertà



Genova - In quanti modi si possono chiamare i “cani di nessuno”? Basterebbe una sola parola per definirli nel migliore dei mondi possibili: liberi. Senza un padrone, in un Pianeta che non è abitato solo da esseri umani e che vede la presenza della specie all’80% non nelle nostre case ma proprio in giro per la Terra senza guinzaglio, pettorina o collare che sia.


E mentre ci si perde tra termini e definizioni nelle scuole di pensiero divise tra educazione e addestramento, per capire quanto siamo lontani dalla conoscenza del “migliore amico dell’uomo” basterebbe partire già solo dalla considerazione che non si sa nemmeno quanti siano i cani sul Pianeta (nemmeno in Italia a dirla tutta) che vivono indipendentemente da noi e che spesso, anzi, ne subiscono la presenza.





Clebs”, della regista marocchina-svizzera Halima Ouardiri è un cortometraggio che mostra in tutta la sua cruda semplicità quasi l’inutilità di qualsiasi confronto sulla natura del cane nel momento in cui è e continua a essere privato - in natura in questo caso ma anche sempre più spesso tra le mura domestiche - della sua essenza.  E’ un pugno nello stomaco diretto principalmente agli indifferenti, a coloro che non considerano nemmeno gli altri esseri viventi in generale, i cani nel particolare. Ma è anche un colpo dritto in volto a tutti coloro che provano con forza e passione a far comprendere per traslazione quanto sia importante restituire individualità anche al cane che ci è vicino: il “pet” che vive in famiglia, il cui destino è, nel bene e nel male, legato al nostro.


Halima Ouardiri ha varcato la soglia del rifugio aperto da Michèle Augsburger a Taroudant, in Marocco, a pochi chilometri di distanza da Agadir. Un terreno di terra ocra e fango in cui sono confinati oltre 700 cani da un paio d’anni, ovvero da quando è fallito il progetto di sterilizzazione e castrazione della sua associazione “Le coeur sur la patte”. Un lavoro sul territorio che era finalizzato alla reimmissione dei cani liberi nelle strade per gestire il fenomeno del randagismo e che è stato bloccato, nonostante un accordo di non uccisione, dopo un massacro compiuto nell’aprile del 2018 da parte delle autorità locali.


Su Il Secolo XIX l'articolo completo e l'intervista alla regista

"Clebs":  a short film in which "nobody's dogs" become "nobody"


In how many ways can “anyone's dogs” be called? A single word would be enough to define them in the best of all possible worlds: free. Without a master, in a Planet that is not inhabited only by human beings and that sees the presence of the canine species 80% not in our homes but right around the Earth without a leash, harness or collar that is.


And while different methods of teaching dog’s nature and behaviour get lost in discussions about terms and definitions or education and training, to understand how far we are from the knowledge of “man’s best friend” it would be enough just the consideration that we don't even know how many dogs are on the Planet (not even only in Italy to be honest) who live independently of us and often, on the contrary, suffer our presence.


"Clebs", by Moroccan-Swiss director Halima Ouardiri, is a short film that shows in all its crude simplicity almost the uselessness of any theory on dog’s nature when it continues to be deprived - in nature in this case but even more often inside our home walls - of its essence. It is a punch in the stomach aimed primarily at the indifferent, those who do not even consider other living beings in general, dogs in particular. But it is also a serious blow for all those who try with strength and passion to make people understand, through translation, how important it is to restore individuality also to the dog that is close to us: pet living in the family, whose fate is, for better or for worse, tied to ours.


Halima Ouardiri has crossed the threshold of a shelter opened by Michèle Augsburger in Taroudant, Morocco, a few kilometers away from Agadir. An ocher and mud soil in which over 700 dogs have been confined since a couple of years, starting few days after a sterilization and castration project of her association "Le coeur sur la patte" has been stopped. A work on the field that was aimed at the reintroduction of free dogs in the streets to manage the stray phenomenon and that was blocked, despite a non-killing agreement, after a massacre carried out in April 2018 by local authorities.


(Click here to see the Web Doc by Il Secolo XIX about the story of free ranging dogs in Taghazout with interviews in English).


The betrayed pact led Michèle Augsburger to do what she believed to be the only solution to continue to safeguard the animals: close them in a "non-place" and hopefully wait for better times, pending a royal decree that finally obliges the individual Caid (those responsible for the municipalities of Moroccan cities) not to carry out mass killings in which even vaccinated and sterilized dogs are eliminated and despite a directive from the Ministry of the Interior that from November 2019 bans indiscriminate slaughters which, instead, they continue to be there.


Read here the complete article in English
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©2019 Cani&Umani di Diana Letizia e Zeina Ayache