©2019 Cani&Umani di Diana Letizia e Zeina Ayache

  • Diana Letizia

Il cane, il bambino e cosa ci insegna l’episodio di Genova




Un cane, un bambino e in un attimo quello che potrebbe essere un incontro di “anime diverse” diventa un episodio drammatico per entrambe le specie.


La notizia è quella che abbiamo dato anche su Il Secolo XIX ieri sera: un bambino è stato morso al volto da un cane di piccola taglia, un Jack Russel. Il cane non era al guinzaglio e il bimbo ne ha uno identico a casa. Probabilmente fiducioso che potesse giocare nello stesso modo in cui fa con il suo si era avvicinato e, secondo le testimonianze che abbiamo raccolto e approfondendo proprio la dinamica dell’evento, ha iniziato a dargli troppa attenzione in maniera scorretta, con un atteggiamento che è stato interpretato come aggressivo dal cane il quale ha, appunto, reagito.


L’episodio è accaduto in via Daste a Sampierdarena. Il piccolo è stato accompagnato al Gaslini per le cure del caso e questa mattina il bollettino medico, per fortuna, descrive una situazione buona dal punto di vista medico: ha qualche escoriazione sul mento.


C’è, però, sicuramente un aspetto psicologico della questione che sarà sempre di forte impatto sul rapporto futuro tra questo bimbo e i cani. E pure per il Jack Russel ci saranno delle complicazioni da un punto di vista comunicativo con i più piccoli. Per entrambi la cosa migliore sarebbe di affrontare quanto accaduto con l’aiuto di esperti perché quello che è stato un caso ora per fortuna solo catalogabile nel novero delle “brutte esperienze” non si trasformi in una paura dalla quale poi sarà sempre più difficile uscire.


«I Jack Russel quando vogliono davvero colpire attaccano con precisione. Probabile che in questo caso il cane abbia voluto solo dare un avvertimento al bimbo per farlo smettere di reiterare dei comportamenti che lui ha vissuto come molesti», spiega Zeina Ayache,educatrice cinofila e giornalista che ha realizzato il video che potete vedere in testa a questo articolo in cui spiega chiaramente come i cani possono reagire nei confronti dei bambini e cosa fare per gestire un rapporto che può essere davvero sereno con la giusta attenzione da parte, in particolare, dei proprietari e dei genitori.


«Il cane fa il cane e il bambino fa il bambino - continua Ayache - non si può negare a nessuno la sua natura. Un cane morde per moltissime ragioni: per fermare, per difendersi e per uccidere. Ma soprattutto i cani lo fanno per fermarci, per bloccarci: non necessariamente per farci del male. Spesso con i bambini, però, questa cosa si trasforma in tragedia. I cani possono vedere i bambini come prede: sono piccoli, spesso urlano e corrono. Ma in generale il problema è che per loro sono degli esseri imprevedibili e dunque possono rappresentare un pericolo. I comportamenti dei bambini per noi sono piacevoli e normali, per un cane arrivano a rappresentare una minaccia. E quindi il mezzo che hanno per fermarli sono le zampe o la bocca. E gli effetti della loro reazione, su corpi esili come quelli dei bimbi, diventano devastanti».


Del resto è proprio l’esperienza diretta dei nostri lettori che hanno commentato la notizia sulla nostra pagina Facebook a far emergere diversi aspetti che andrebbero valutati quando avvengono questi episodi e a mettere in luce un soggetto diverso dal cane e dal bambino del quale spesso, anche noi giornalisti, non parliamo quando trattiamo episodi come questi e che invece è il vero responsabile di tutta la questione: il proprietario.

Prendendo spunto da quanto accaduto a Genova, così, basterebbe leggere appunto alcune testimonianze dei nostri lettori per comprendere che la responsabilità non è mai del cane nè tantomeno del bambino ma di chi ha permesso che una situazione come quella dell’altra sera e altre ben più gravi possano accadere.


«...Io non faccio mai accarezzare il cane ai bambini. Non è abituato e ho paura che abbia reazioni strane. È un pezzo di pane, ma non hai avuto occasione di stare con i bimbi quindi meglio non rischiare. Non sai quanti genitori ho “ripreso” perché il figlio si stava gettando addosso al cane», racconta ad esempio Angela Deiena Galiberti tra i commenti al nostro post.

«Io chiedo sempre... Appunto... Perché non sai mai cosa può pensare il cane...», aggiunge Alessandra Virgillito. «Una delle mie nn sopporta bambini ...perciò cambio strada !! Appunto dovrebbero essere i genitori a nn farli avvicinare ai cani senza chiedere !! La museruola dovrebbe metterla la gente !!! Perché sono quelli che fanno di peggio. E quanti genitori vedo con il cellulare ..e i figli lasciti a fare quello che vogliono », rincara la dose Laura Salton. «La mia meticcia pesa 5 kg ma è mezza terrier, ha denti grandi ed è una palla di fucile quando gioca. Con i bambini diventa un pupazzo, se le fanno male li riporta all’ordine con infinita dolcezza, si trasfigura. Ma non la lascerei mai sola con un bambino, non lascio che qualcuno la picchi nemmeno per gioco, perché il cane non sa se è gioco, sa solo che fa paura/male. Dunque il momento interazione va gestito sì educando il cane, ma anche educando grandi e piccoli a comportarsi in maniera corretta. (Ps: la museruola è sempre al suo posto: in borsa. La legge dice che devo averla con me in caso di emergenza e io la porto, bella nuova, nella sua confezione)», sottolinea Sally Brocolini.


Ma per tanti “proprietari consapevoli”, ci sono altrettante persone che raccontano episodi terribili che gli sono accaduti proprio perché chi aveva il cane non ha saputo gestirlo in alcun modo. Una signora, in particolare, ricorda di quanto successo a sua figlia a soli tre mesi quando fu aggredita da un cane di grossa taglia e tutto lo strazio che ha dovuto subire nel corso degli anni per i danni causati da quel morso. Il suo racconto drammatico, appunto, riporta però l’attenzione della community del Secolo XIX su Facebook di nuovo sulla questione dell’educazione delle persone che hanno i cani e di quelle che non ce li hanno: ovvero su un tema che è in generale relativo alla convivenza civile tra esseri umani in cui giocoforza vengono coinvolti anche i quattrozampe.


«C’è da dire, anche io ho il cane, che tanti cani, soprattutto mordaci o tendenzialmente aggressivi, non portano la museruola: ora è una moda! Li lasciano pure senza guinzaglio! “Perché il mio è bravo” ma come dico in tanti le reazioni non sono mai le stesse. Vanno anche a simpatie come gli umani», rincara Gabriella Chesi. «Chiedere il permesso prima di toccare il cane degli altri, stare attenti a quello che fanno i propri figli, se avete un cane con un temperamento più aggressivo state attenti ai segnali che mandano, non è difficile eh! I cani non attaccano mai senza motivo comunque», scrive Maurizio Bellomo.

E se c’è qualcuno che dopo un’esperienza negativa afferma di non sopportare più i cani, il post di Valentina Silvestri riesce invece a dare la misura di tutto quello di cui si è discusso sulla nostra pagina Facebook: «Io a 8 anni sono stata morsicata al volto da un cane di piccola taglia - spiega la nostra lettrice - Ho ancora una cicatrice ben visibile sul lato sinistro del naso. In età adulta é finita che il mio mestiere é lavorare coi cani. All’ epoca dissi a mia madre “ Il cane non ha colpa” . Eppure l’ avevo solo accarezzato chinandomi su di lui prima di entrare a scuola. Ma dentro di me forse sentivo che c’ era altro.... Ad ora so che per un cane sconosciuto noi siamo sconosciuti, punto. Anche gli adulti tendono ad avere la spinta a voler toccare cani per strada, addirittura perseverando o rimanendoci male di fronte a frasi tipo “ Non desidera essere toccato da sconosciuti “ o “ No grazie non lo tocchi “ o “Ha paura “. Addirittura ,di fronte a “ Ha paura “ gran parte degli adulti pensano che saranno di grande aiuto avvicinandosi di più e dicendo cose tipo “Oh , piccino , non ti faccio niente”. É molto difficile per noi uscire dalla nostra visione di primati e pensare che un cane sua davvero un individuo. Mi spiace per il bambino , spero che non vivrà la cosa in modo tragico, e che la scarsa gravità del morso scritta nell’ articolo sia vera».


Sull’ultimo punto, ovviamente, interveniamo però da giornalisti, perché spesso ci sentiamo tirati per la giacca, se non direttamente offesi e “maledetti”, da chi però non va al di là del titolo e non legge gli articoli. Il Secolo XIX, già ieri sera, è stato molto chiaro nel dare la notizia. Abbiamo fatto pura cronaca, senza alcun commento, raccontando l’accaduto in base alle prime, ma verificate, informazioni che abbiamo avuto. E oggi siamo tornati sull’argomento cercando di fare anche di più: analizzare il caso non nello specifico ma, come detto, con un’analisi più approfondita, senza andare a scavare nelle emozioni che questi episodi scatenano ma analizzando il tema in quanto tale.

Riportiamo, infine, alcuni estratti proprio del video che potete vedere in alto. Sono le risposte che l’educatrice cinofila Zeina Ayache, come si scriveva, dà in merito proprio alla relazione cani - bambini e che riteniamo possano essere utili anche da “copiare e incollare” quando la polemica sui social non è più centrata sul merito del problema (l’incapacità dei proprietari) ma diventa sterile presa di posizione da una parte o dall’altra tra “pseudo amanti dei cani” e “reali odiatori” del mondo cinofilo, dimenticando un dato di fatto indissolubile: l’innocenza di entrambi i protagonisti dei casi come quello di Sampierdarena.


Gli errori da evitare

- Non permettere ai più piccoli di trattare i cani come giocattoli: non si tirano le orecchie, non si tira la coda, non gli si siede sopra, non li si tocca mentre dormono.

- Non lasciare mai dai soli cani e bambini. Non sono dei baby sitter.

- Non si deve pensare che il cane debba accettare qualsiasi cosa dai bambini. Sta a noi educare i bambini e i cani alla convivenza.

- Un passaggio imporante è il concetto di “esclusione sociale dei cani”: se il cane è stato abituato a vivere lontano dal nucleo familiare, in giardino ad esempio, mai a contatto con i vari elementi della famiglia, non si può pensare che lui si senta parte della nostra vita.

- Non è mai colpa dei bambini o dei cani: la responsabilità è dei proprietari.


L'articolo originale online su Il Secolo XIX del 20 gennaio 2018