©2019 Cani&Umani di Diana Letizia e Zeina Ayache

  • Diana Letizia

Quattro cani aspettano il loro umano fuori dall’ospedale. Cosa racconta davvero questa foto?



Genova - Un cane fa notizia se morde o se intenerisce. Chi è, come si comporta, come entrarci in relazione sono informazioni che non “passano” attraverso i “media” che ne scrivono e tra la massa dei lettori che condividono questo tipo di notizie e che si dividono, a seconda appunto se sia “cronaca nera” o “colore”, tra quelli che o amano o odiano i cani.


C’è un’altra platea, poi, di chi è del tutto indifferente a una specie che fa parte di una Storia - quella con la S maiuscola sì, intesa come il racconto del Pianeta - che è assolutamente legata alla nostra, intesa come esseri umani, e che dura da secoli e secoli. E poi c’è uno “zoccolo duro” di esperti, persone che sono entrate in contatto con i cani considerandoli finalmente come degli “individui”, ovvero dotati di una personalità e con delle caratteristiche precise come singoli soggetti, e che provano a fare cultura cinofila anche attraverso i Social network.


Questo panorama descritto superficialmente da lontano meriterebbe approfondimento per ogni “categoria” accennata, da chi fa informazione a chi la riceve, in un “mondo online” in cui circolano tante “news” maldestramente legate agli accadimenti di esseri a quattro zampe che camminano con gli umani nel corso del Tempo. La notizia di questi giorni che dà adito a quel fenomeno di condivisione di post “strappa clic da commozione”, e non a quelli condivisi per fomentare il terrore verso alcuni tipi di cani (solitamente pit bull descritti come bestie assetate di sangue), è la foto postata da un’infermiera brasiliana, Cris Mamprim, in cui si vedono quattro cani in educata attesa fuori da un pronto soccorso della città di Rio du Sol.


La donna scrive nel suo post: «Con tanta gente cattiva in giro, oggi mi sono imbattuta in questa scena. Nell’ospedale in cui lavoro, alle 3 del mattino, mentre il loro proprietario (un senza tetto) veniva soccorso, i suoi compagni aspettavano alla porta. Una persona semplice, senza lusso, che dipende dall’aiuto degli altri per vincere la fame, il freddo, i dolori, le cattiverie del mondo, ha al suo fianco i migliori compagni, e lo scambio è reciproco. Scambio d’amore, affetto, calore, comprensione. Una persona che ci ha confessato che smette di mangiare per nutrirli. Non so come sia la sua vita, il perché è per strada, e non voglio nemmeno saperlo e giudicare, ma ammiro il rispetto e l’amore che ha per i suoi animaletti. Vedere loro così, aspettando alla porta, mostra solo quanto sono ben curati e amati. Oh se tutti fossero così.... se non ci fosse cattiveria, maltrattamenti...».


Come e perché viene condivisa la notizia

Questo post ha ottenuto, ad ora, quasi 123mila like, di cui 44700 sono “cuoricini”. Ha 75500 condivisioni e 22mila commenti. Ed è lì, in questi numeri, che si annida l’intricato mondo di quel tipo di “cognizione” del cane che in media, appunto, le persone NON hanno. Leggere cosa hanno scritto così tanti utenti e da tutto il mondo a margine di questo messaggio - che ha un valore positivo a prescindere da qualsiasi analisi - porta principalmente a una constatazione, riassumibile in un paio di messaggi tra i tanti: «Poveri cani, chissà che vita faranno...» o «Meglio loro di noi umani».Due esempi simbolici di qual è l’approccio più frequente verso l’altra specie.


Il primo commento rientra nella tipologia “siamo proprio umani anche sui social” che esiste a prescidere dall’argomento specifico e che si manifesta sempre online: non hanno letto la notizia, non sono interessati leggerla, non gli importa niente che l’infermiera abbia precisato quanto quei cani stanno bene e quanto quel signore ci tiene a loro. Con il mondo dei cani, poi, questo tipo di reazione è moltiplicata all’infinito: l’obiettivo è solo quello di condividere senza nemmeno lo “sforzo” della lettura perché quel post, sul proprio profilo, sarà simbolo della propria “sensibilità” e di per sè contiene già il messaggio giudicante sulla cattiveria degli altri, mai la propria, e la perfezione dell’animale nel suo “donare amore” senza nulla chiedere ed essere un “poverino” a prescindere.


Il secondo tipo di commento potenzia ancora di più questo ultimo aspetto. I cani sono migliori degli uomini. Per dirla alla Roberto Marchesini, fondatore dell’approccio cognitivo-zooantropologico nell’educazione cinofila: «Il cane ci supera in amore». Il fondatore della Siua (Scuola di Interazione Uomo-Animale), però, lo dice appunto con cognizione di causa, spiegando il perché di questa constatazione. La media di coloro che hanno condiviso quel post con il messaggio “loro sono meglio di noi”, invece, ha alle spalle una enorme frustrazione: l’incapacità a relazionarsi con la propria specie, tanto da caricare i cani di tutte le “bellezze del mondo”. “Caricare”, appunto, perché basterebbe riflettere un po’ su cosa realmente possa significare per un individuo di un’altra specie diventare lo scarico emotivo di un soggetto di una specie diversa che non sa fare altro che veicolare le proprie emozioni non in contatto con i propri simili ma con qualcuno che dovrebbe meritare invece il rispetto di essere riconosciuto come “altro da sé”.


Come e perché ne hanno parlato i media

L’altra e “alta” parte - nel senso che è quella genera il circolare di una notizia e che per tanto dovrebbe essere obbligata a darla correttamente - riguarda il modo in cui i media hanno parlato del post dell’infermiera di Rio du Sol.

Si fosse trattato di una di quelle notizie tipo “cane morde bambino”, l’analisi sarebbe stata più interessante per dimostrare la superficialità con cui, appunto, chi veicola le notizie deve avere un minimo di conoscenza dell’argomento di cui tratta e questo a prescindere dai cani, ovviamente. Ma il tema “cinofilia” in particolare è pieno di articoli scritti da chi non ha alcuna conoscenza di ciò che sta riportando. Nel caso di una notizia “tenera” come questa, piacevole da leggersi a prescindere, il fine però giustifica ancora di più i mezzi: la si ripropone così come è nella sicurezza che farà tantissime visualizzazioni e il fatto che contenga comunque un messaggio positivo toglie anche la “responsabilità” della verifica o anche solo di porsi qualche domanda in più per dare risposte o “significato” per chi legge.

Basta fare una ricerca online in qualsiasi lingua, a partire dall’italiano, e si vedrà che ogni sito ha semplicemente riportato il post e aggiunto il virgolettato che segue al massimo, ovvero quanto scritto dalle agenzie di stampa che a loro volta hanno dato l’informazione ai colleghi nelle varie redazioni: «Cesar (il nome dell’uomo ricoverato n.d.r.) e i suoi animali sono inseparabili, e a tarda notte gli infermieri si sono organizzati e hanno deciso di far entrare i quattro zampe in una stanza del reparto, per dar loro cibo e acqua. Poi sono andati tutti vicino al loro amico Cesar: “Una grande emozione e dimostrazione d’amore” dicono dall’ospedale».


Il cane come individuo, l’aspetto da tenere in considerazione di questa foto

Cosa c’è, allora, da considerare davvero guardando questa immagine? Qual è il messaggio che invece ne possiamo trarre anche solo cercando di osservare e basta, piuttosto che giudicare o umanizzare il comportamento di quei quattro esseri viventi? Forse ritornare a quella frase di Marchesini, perché no: «Il cane ci supera in amore» e andare a leggere un articolo sul suo sito a prescindere dal “titolo” che è - bisogna dirlo - anche quello molto da “clickbait”. Le parole di Marchesini portano infatti a una disamina interessante sulle caratteristiche di una specie che ha in sè la motivazione collaborativa. Un passaggio, in particolare, è interessante per provare a mettersi da un’altra prospettiva in cui non è l’uomo al centro del mondo ma è il cane che sceglie di stare con noi è questo: «Il cane respira e si nutre di relazione. Il cane non può capire le distanze che poniamo tra lui e noi perché nelle sue corde esistenziali non esiste alcuna soluzione di continuità. Se mettiamo insieme la vocazione collaborativa del cane con il suo bisogno di sentirsi parte di un gruppo comprendiamo che molto spesso noi equivochiamo il desiderio relazionale del cane, pensandolo esclusivamente in termini di affettività o di performatività. Agire insieme è qualcosa che va oltre il semplice scambiarsi affettuosità o compagnia come peraltro il solo mettere in atto una prestazione».


Pensate al vostro cane indipendentemente da voi. Pensate ai cani per quel che sono: esseri senzienti che scelgono di stare con gli umani. Frequentate qualche randagio, se vi interessa davvero conoscere anche il vostro cane: vedrete che se vi segue è perché ha scelto di farlo, non perché voi siete il suo “salvatore”. Guardate quei quattro cani brasiliani e sì, continuate a pensare che la relazione con il loro umano è meravigliosa, perché questa è l’unica verità da condividere ovunque solo e soltanto nel momento in cui, però, riconoscerete che la bellezza di quel rapporto è di essere bidirezionale e non c’è solo un uomo che rinuncia a mangiare per cibare “i suoi cani” ma ci sono dei cani che rimangono ad aspettare per continuare a fare quello che è nel loro dna: condividere la vita anche con lui. Rispettandosi come “individui” di specie diverse che, ancora una volta vale la pena ricordare, camminano insieme nella Vita da decine di migliaia di anni.


L'articolo originale è comparso su Il Secolo XIX

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