• Diana Letizia

Sardegna, il canile Primavera: parlare agli uomini per conoscere i cani


Nel mar Tirreno, in una porzione di Sardegna, a pochi chilometri dalle onde ma nelle campagne e dentro la vita che scorre nel nord ovest dell’isola si intrecciano storie di uomini e cani. L’ottanta per cento della popolazione mondiale canina è composta da animali liberiche a seconda di quanto si conosca l’etologia (la scienza del comportamento delle specie) vengono chiamati “randagi”, “vaganti”, “ferali” e da questi termini ne discendono altri. «Come i cosiddetti cani “padronali” che sono cani di proprietà, lasciati liberi di girare per tutta la giornata sul territorio e che qui sono il motivo della maggior parte degli ingressi che abbiamo», spiega Niccolò Giachi, responsabile del canile sanitario “Primavera” gestito dall'associazione Dna Randagio e che si trova in una piccola frazione nella zona dell'agro di Alghero. «Ospitiamo circa 400 cani. La nostra è una struttura concepita per ospitarne 600 ma, per mettere in pratica il concetto di “benessere animale”, abbiamo deciso di fermarci al numero attuale».


Giachi è un educatore cinofilo e un istruttore in formazione il cui destino si è legato a una terra che ha scelto come casa, dopo essere nato e cresciuto in Toscana dove ha lavorato per anni per unire una passione a una professione: «Sono arrivato in Sardegna a settembre del 2017. All'inizio, venivo una settimana al mese per svolgere un corso di formazione ai volontari e agli operatori. Poi, dal gennaio del 2018, mi sono trasferito in pianta stabile e dal 2019 ne sono diventato responsabile continuando a gestire il settore educativo». Il suo passato racconta una lunga esperienza nel canile Enpa Valdarno, in provincia di Firenze: «Ho lavorato come operatore, addetto alle catture e educatore cinofilo. Anni molto importanti e formativi che mi hanno permesso di mettere a frutto ora situazioni vissute prima e affrontarle con professionalità grazie anche all’approccio cognitivo zooantropologico che ho sposato e che diffondo dentro e fuori la nostra struttura. il vero momento di svolta in questo mio percorso l'ho avuto poi quando ho incontrato David Morettini (istruttore cinofilo molto apprezzato e seguito nel mondo della cinofilia n.d.r.) che mi ha introdotto in questo mondo». 


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L'articolo completo su Il Secolo XIX



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